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UNIONE CIVILE : COADIUVANTE E/O COLLABORATORE FAMILIARE
18-05-2017

Con la circolare 66/2017 l’Inps ha illustrato l’incidenza delle norme della Legge 76/2016 in tema di Unioni civili tra persone dello stesso sesso e di Convivenze di fatto sulla disciplina degli obblighi previdenziali.
Poiché la L. 76/2016 stabilisce che ogni norma della legislazione vigente che rechi l’espressione “coniuge” deve intendersi riferita anche ai partecipi dell’Unione civile, le tutele previdenziali debbono essere estese anche ai coadiuvanti uniti al titolare di lavoro autonomo da un rapporto di unione civile.
Quanto poi all’applicabilità della disciplina fiscale dell’Impresa familiare, deve intendersi che il soggetto unito civilmente al titolare dell’impresa familiare deve essere equiparato al coniuge, con tutti i conseguenti diritti ed obblighi di natura fiscale e previdenziale.

Per quanto riguarda le Convivenze di fatto, invece, dato che la legge 76/2016 estende al convivente alcune tutele riservate al coniuge espressamente indicate (ad es. in materia penitenziaria, sanitaria, abitativa), ma non introduce alcuna equiparazione di status, l’Inps osserva che al Convivente di fatto non sono estesi gli stessi diritti ed obblighi di copertura previdenziale previsti per il coadiuvante familiare. Pertanto le prestazioni del convivente dovranno essere valutate “in base alle disposizioni vigenti, al fine di individuare la tipologia di attività lavorativa che si adatti al caso concreto”.
La legge 76/2016 ha introdotto anche, nel codice civile, il nuovo art. 230-ter, il quale attribuisce al convivente il diritto di partecipazione agli utili dell’impresa familiare. Dato che tale norma non attribuisce però ai conviventi di fatto i medesimi diritti di cui beneficiano i familiari individuati nell’art. 230-bis, l’Inps ritiene che l’eventuale attribuzione di utili di impresa al convivente di fatto non abbia alcuna conseguenza in ordine all’insorgenza dell’obbligo contributivo del contribuente alle gestioni autonome.